DOCENTI

Serena Marchi

Serena si avvicina alla musica ed al canto sin da piccola frequentando il corso di flauto tenuto dalla prof.ssa Ornella Gottardi presso la scuola musicale Il Diapason e cantando nel Coro di Voci Bianche della scuola, nel quale si esibisce, in molte occasioni, anche come solista.
Nel 2005 viene ammessa al Conservatorio F. A. Bonporti di Trento, nella classe di flauto della prof.ssa Paola Regano e a settembre2011 consegue il Diploma in Flauto. Nello stesso mese, si laurea in Economia e Management presso l’Università degli studi di Trento.
Sentendo la propria attitudine verso la musica moderna e contemporanea prosegue gli studi flautistici iscrivendosi al Biennio Superiore Sperimentale in Flauto ‘900 sotto la guida del prof. Emilio Galante ed a marzo 2014 ne consegue la laurea con la votazione 110/110.
Il percorso di ricerca musicale iniziato al Biennio, unitamente all’incontro e alla condivisione di esperienze musicali con alcuni artisti, spingono Serena a ricercare propri mezzi espressivi, affiancando al flauto lo studio professionale della propria voce ed a conoscere la musica jazz.
Dopo un breve periodo di studio di canto lirico con M. Letizia Grosselli e successivamente di canto moderno con Roberta Rigotto, presso il CDM di Rovereto, nell’autunno 2014 si iscrive al Triennio di Canto Jazz presso il Conservatorio F. A. Bonporti di Trento dove studia con i docenti Roberto Cipelli (pianoforte complementare e musica d’insieme), Roberto Spadoni e successivamente Paolo Silvestri (composizione ed arrangiamento jazz), Robert Bonisolo (tecniche d’improvvisazione jazz e musica d’insieme), Luca Bragalini (storia ed analisi jazz), Barbara Raimondi e successivamente Elisabetta Antonini (canto jazz).
Terminati gli studi di canto, incuriosita anche dal mondo della composizione e dell’arrangiamento, Serena decide di proseguire gli studi iscrivendosi al Biennio in Composizione Jazz sotto la guida di Paolo Silvestri e successivamente di Rita Ninfa Collura. Ad ottobre 2020 si laurea con 110/ 110 e lode portando come Tesi di laurea il progetto di brani originali “Le voci che resistono al vento- Figure Femminili nella mitologia dolomitica” che a luglio 2020 è stato anche oggetto di registrazione dell’omonimo album in attesa di pubblicazione.
Parallelamente agli studi in Conservatorio, intendendo approfondire maggiormente l’espressività jazzistica e l’improvvisazione anche sul flauto, nel settembre 2018 Serena s’iscrive al corso annuale d’improvvisazione presso il CDM di Rovereto tenuto dal sassofonista Michael Rosen con il quale tuttora studia. Nell’estate 2019 partecipa ai seminari estivi di Siena Jazz dove segue le lezioni di musica d’insieme e di improvvisazione di Maurizio Giammarco, Miguel Zenon, Achille Succi, Donny Mc Caslin, Matt Penman e Jen Shiu.
Dal 2016 Serena studia tecnica vocale con la vocalist Elisa Venturin applicando tali conoscenze sia sulla propria tecnica di emissione del suono nel flauto che su quella dei propri studenti. 
Oltre agli studi accademici flautistici, Serena ha frequentato seminari e masterclass tenuti da alcuni fra i più illustri flautisti del panorama internazionale, quali A. Oliva, M. Marasco, R. De Reede, T. Roorda, M. Valentini, M. Gatti, B. Kuijken, L. Berendse, g. Schocker, M. Ziegler, R. Winn, N. Mitchell, R. Dick, T. Wye.
Dal 2011 al 2013 ha frequentato il corso annuale di alto perfezionamento di flauto presso l’Accademia Internazionale ICONS di Novara tenuto dal M° Maurizio Valentini, dove ha seguito anche delle lezioni di musica da camera con i pianisti Irene Veneziano e Alberto Magagni.
Con l’orchestra sinfonica del Conservatorio, Serena ha partecipato come primo flauto, alla III edizione del progetto “Primo Palcoscenico” nella produzione dell’opera teatrale “La fine di Mozart” di M. Anzoletti, svoltasi il 25 e 26 marzo 2011.
A giugno 2019 ha suonato nel festival Rovereto Jazz col progetto L.O.V.E. diretto da Stefano Tamborrino.
Recentemente, Serena e la cantante Damiana Dellantonio hanno formato le Floop, duo che si propone di rivisitare in modo personale alcuni brani della tradizione trentina arrangiandoli unicamente per flauti e voci secondo un linguaggio, che rievoca le sonorità tipiche del jazz, della black music, della bossa nova e della musica classica, in un contesto arricchito dalla componente elettronica della loop station.